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La consultazione sull’accordo sul welfare si è chiusa nella nostra provincia con un risultato straordinario che va ben oltre l’importantissimo risultato del voto. CGIL CISL UIL nel giro di 15 giorni hanno effettuato 264 assemblee confrontandosi con diverse migliaia tra lavoratori, pensionati e precari. Di questi 22981 (2500 in più rispetto alla consultazione del 1995) hanno partecipato al voto. L’85,10% (pari a 19316 voti) si è espresso a favore dell’accordo, il 14,9% (pari a 3383 voti) si è dichiarato contrario.
A differenza del 1995 c’è stata una partecipazione molto più elevata tra i pensionati, questa volta coinvolti dal capitolo riguardante l’aumento delle pensioni minime. Tuttavia il dato più rilevante è che, anche tra i lavoratori attivi, la percentuale dei sì (81,01%) è di gran lunga superiore a quella dei no (18,99%). Insomma, una grande prova di democrazia e di partecipazione da valorizzare e da difendere dalle strumentalizzazioni. CGIL CISL UIL hanno sostenuto questo accordo considerandolo una prima importante tappa nel cammino verso la definizione di una rete di diritti e tutele aggiornata e adeguata ai tempi e alle necessità di lavoratori, pensionati e precari.
Con questo accordo si comincia ad intervenire per aumentare le pensioni minime, definire una rete di ammortizzatori sociali adeguata all’attuale mondo del lavoro, per favorire l’accesso al lavoro delle donne. In più si supera lo scalone della Maroni e si introducono i lavori usuranti. Nelle assemblee è evidentemente passato il messaggio che questo accordo migliori le condizioni di lavoratori e pensionati e, anche laddove è stata maggiore la propaganda per il no, il numero di voti favorevoli è risultato elevato. Questo risultato dovrà ora costituire un vincolo per il Governo affinché traduca in legge ciò che è stato definito nell’accordo.
Dalle assemblee è peraltro emerso chiaramente come i lavoratori considerino questo accordo solo un primo passo verso la costruzione di una nuova rete di diritti e di tutele. La richiesta al Governo è quella di proseguire con convinzione nel cammino delle riforme nella consapevolezza che c’è ancora molta strada da fare in termini di lotta al precariato, valore delle retribuzioni e delle pensioni, diminuzione della pressione fiscale per i lavoratori dipendenti e competitività. Sotto questo aspetto lavoratori e pensionati, e con loro il Sindacato, si aspettano ancora molto. Questo sì vuole essere un richiamo al Governo affinché ponga al primo posto della propria agenda il tema del lavoro, della crescita e dell’equità.
I dati
Francesco Rossello (CGIL)
Maresa Meneghini (CISL)
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