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Mercoledì 23 Luglio 2008 03:00 |
Lunedì prossimo, le OO.SS. insieme a Istituzioni e proprietà sono convocate presso la Prefettura di Savona per chiedere conferme sui piani di sviluppo di Ferrania.
In quella sede, come già affermato nell’incontro di ieri in Regione, chiederemo alla proprietà garanzie circa la conferma della volontà di applicazione dell’Accordo di Programma nella sua totalità.
A tale proposito, è bene ricordare che non esistono accordi “vecchi” e “nuovi”. Esiste un unico accordo sottoscritto tra le parti nel 2006 ed integrato da un nuovo protocollo del 2008: quel testo integra e non annulla il primo e reca la firma dello stesso soggetto imprenditoriale, Ferrania spa, che evidentemente ne condivideva il contenuto. Quell’integrazione è importante perché introduce il progetto del laminatoio, l’unico in grado di dare quella concreta e necessaria risposta occupazionale che non era garantita dai progetti precedenti. Basare le prospettive di sviluppo solamente su quei progetti (superconduttori, piattaforma tecnologica, schermi ottici etc.), che pure sono confermati dal protocollo aggiuntivo, significherebbe tornare a discutere di importanti prospettive industriali a livello di contenuto tecnologico, ma insufficienti a dare le necessarie risposte occupazionali.
In breve, se il laminatoio sparisse, vorrebbe dire fare non uno, ma parecchi passi indietro.
Ora, noi sappiamo bene che il rilancio industriale di Ferrania e della Valbormida potrà esserci solo se ci saranno imprenditori forti con progetti industriali seri. Tuttavia, le ultime vicende mi spingono a dire che non potremo starcene di un generico impegno del gruppo Messina. Ora è necessario che anche le Istituzioni e le Associazioni di categoria si assumano le loro responsabilità.
In particolare, il Ministro Scajola dovrebbe dirci se considera ancora strategico il progetto del laminatoio. Personalmente, gradirei sentire in tal senso anche la voce dell’Unione Industriali di Savona.
Se il progetto sarà ancora considerato strategico, è necessario che Ministero e Regione si attivino perché possa essere portato a compimento attraverso il coinvolgimento diretto di Baosteel, cioè del partner cinese essenziale per la sua realizzazione. Se un gruppo come Baosteel fosse ancora interessato ad insediarsi in Italia e nella provincia di Savona sarebbe scellerato da parte del Governo e della Regione lasciarsi fuggire una simile occasione (anche solo rinunciare ai dazi doganali che garantirebbe un punto di approdo in Italia).
Nel caso in cui quel progetto non venisse più considerato strategico, non è certo possibile immaginare che di quell’Accordo rimanga valido tutto meno l’unico progetto che garantisce ricadute occupazionali significative e utili anche per gli attuali dipendenti.
Se il laminatoio non ci sarà più, l’emergenza occupazionale sarà tale da richiedere di utilizzare le risorse previste per i lavoratori (integrazioni e quant’altro) e per dare risposte occupazionali immediate. Non potremo sicuramente accettare che qualcuno scarichi i lavoratori e si tenga i finanziamenti per fare dell’altro.
Ovviamente tutto questo nella speranza che lunedì Messina ci dia un primo chiarimento. Specifico Messina, perché un’eventuale assenza della proprietà verrebbe letta come una grave volontà di disimpegno.
Francesco Rossello
Segretario Generale
Camera del Lavoro di Savona
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